Ciclismo Femminile

Ciclismo Femminile nel 2022

di Annamaria Gloder 09/08/2022 08:28

Il ciclismo non è uno sport per soli uomini.

Parliamo di ciclismo femminile, di donne che pedalano, che macinano chilometri su strada per allenarsi, abbattere records e vincere gare, ma anche di donne che hanno la passione per la bici e si concedono insieme agli amici dei momenti in sella per divertimento, perché la bicicletta è sinonimo di libertà.

Miti da sfatare

Al di là di alcuni pregiudizi che nascono in ambienti maschili e una certa pressione sociale e culturale, le donne hanno dimostrato negli anni, sino ad arrivare ai giorni nostri, la loro forza e resistenza, arrivando al traguardo, in alcune gare di corse miste, prima degli uomini. Sono fisicamente diversi, ma questo non vuol dire che il ciclismo femminile agonistico ed amatoriale, sia meno affascinante e spettacolare di quello maschile. Nello sport a due ruote, uomini e donne fanno la stessa fatica e gli stessi sacrifici per poter raggiungere grandi risultati.

Le pioniere del ciclismo femminile

Alfonsina Strada
Alfonisina Strada

Alfonsina Strada fu la prima e unica donna a competere in gare maschili come il Giro d’Italia nel 1924 e ben 36 volte arrivò prima sul podio. In tutti i Paesi dove Alfonsina correva, veniva soprannominata “Il diavolo in gonnella”. La sua passione per la bici e il suo sogno sono stati determinanti. Ha continuato a correre andando contro quelle voci maligne e insistenti che consideravano un’assurdità la donna in bicicletta.

Alfonsina al termine del Giro d’Italia, in un giornale sportivo dell’epoca, dichiarava: ”Sono una donna è vero. E può darsi non sia molto estetica e graziosa. Una donna che corre in bicicletta. Vede come sono ridotta? Non sono mai stata bella, ora sono un mostro. Ma che devo fare? La p*****a? Ho un marito al manicomio che devo aiutare, un bambino in collegio che mi costa 10 lire al giorno. Ho le gambe buone. Non sono pentita. Ho avuto delle amarezze, qualcuno mi ha schernita, ma sono soddisfatta e so di avere fatto bene.”

Per conoscere le storie più belle del ciclismo, compresa quella di Alfonsina, andate a dare un occhiata al nostro articolo dedicato ai migliori Libri storici sul ciclismo.

Come Alfonsina, altre donne italiane e non, hanno lasciato il segno in un mondo riservato a soli uomini. Stiamo parlando di cicliste che dovevano conciliare lavoro, famiglia, allenamenti, con il consenso di mariti o fidanzati e quando gareggiavano erano più che altro un’attrazione avendo le ginocchia scoperte: donne di “dubbia moralità”.

Annie Kopchovsky che nel 1894 in gonna lunga fece il giro del mondo con la sua bicicletta partendo da Boston e arrivando sempre a Boston 15 mesi dopo, vestita con pantaloni e con una bici da uomo.

Hélène Dutrieu che nel 1895 stabilì il record mondiale femminile dell’ora e nel 1897 e 1898 vinse i mondiali di velocità su pista a Ostenda.

Tille Anderson di origine svedese, negli Stati Uniti ha gareggiato in 130 gare durante la sua carriera, vincendo al primo posto in molte di esse. Rimase campionessa del mondo non ufficiale fino al suo ritiro nel 1902.

La storia delle competizioni al femminile

  • 1955: La prima ed unica edizione, fino al 1984, del Tour De France dedicato alle donne.
  • 1958: Grazie alla mobilitazione delle federazioni nazionaliI, vengono organizzati i primi campionati mondiali femminili.
  • 1984: A Los Angeles 1984, viene assegnata la prima medaglia olimpica di ciclismo femminile su strada delle Olimpiadi.
  • 1988: il primo Giro D’Italia femminile con la vittoria di Maria Canins.

Il Tour de France femminile venne disputato annualmente dal 1984 al 2009. Le edizioni seguenti vennero annullate per motivi organizzativi. Da quest’anno invece la competizione francese sempre al femminile si è svolta dal 24 luglio al 31 luglio 2022.

Annemiek Van Vleuten
Annemiek Van Vleuten, vincitrice del Tour de France 2022 e del Giro d’Italia 2022

Ciclismo femminile amatoriale

Le statistiche parlano chiaro: in Italia a fronte di un minor numero di tesseramenti generali, le donne iscritte a gruppi amatoriali e professionisti sono aumentate di quasi il 10%. In questi ultimi anni si sta assistendo ad una notevole crescita di donne che scelgono la bici come sport da praticare. Lo fanno per tenersi in forma, sfidare se stesse, rimanendo a stretto contatto con la natura.

Sono inoltre presenti sitiweb, community social e blog che permettono di mettere in contatto donne unite dalla passione per il ciclismo. Ecco alcuni esempi:

Abbigliamento e benessere

Il mercato si è attrezzato per creare linee di abbigliamento ideali e specifiche per le donne amanti dello sport a due ruote: Accessori, tute, caschi, sellini e naturalmente le stesse biciclette che devono adattarsi al fisico delle cicliste senza rinunciare alla componente estetica.

Esperti consigliano alle cicliste di usare pantaloncini con l’imbottitura protettiva apposita e un sellino morbido adatto alla conformazione del bacino. Nel passato molti medici affermavano che il ciclismo femminile era un’attività pericolosa e che poteva causare sterilità e disturbi nervosi. Oggi i notevoli benefici della bicicletta per la salute, portano ad incentivare questo sport.

Tra i tanti benefici, eccone alcuni che riguardano da vicino il pubblico femminile:

  • Regala felicità
  • Non danneggia le articolazioni
  • Tonifica gambe e glutei
  • Controlla il peso
  • È un toccasana per il sistema nervoso e psicologico

Orgoglio e pregiudizi

Elisa Gallo, Presidente di Bike Pride Fiab (Federazione Italiana ambiente e bicicletta) di Torino, afferma:” Capita ancora nelle mie uscite in bici con compagne di squadra, di ricevere battute e sguardi sorpresi come se stessimo facendo qualcosa di rivoluzionario. Una volta ero arrivata in cima ad una salita e ricordo ancora quella domanda, “È elettrica? Quella salita una donna mica può farla!”

Il percorso della parità dei sessi nell’ambito del mondo del ciclismo è ancora lungo e faticoso. Basti pensare che oggi chi vince Il Giro d’Italia femminile percepisce un premio tra i 600 e gli 800 euro e chi vince la Coppa del mondo donne, poco più di 1.000 euro. Gli uomini più di un milione di euro, sponsor compresi.

Le donne sanno bene che le salite più dure sono altre, quelle che la vita riserva loro. Andare in bici non fa perdere la femminilità. Citiamo una frase, detta da una ciclista e che è consona a ciò che è stato scritto fin’ora:

“Lo smalto sotto i guanti non denota il sesso debole, ma è lo spettacolo più divertente e affascinante che si possa osservare!” cit. Lisa Favale.

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